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Ansia: una risposta alla paura

Ansia: una risposta alla paura

L’Ansia è un fenomeno normale di cui tutti facciamo esperienza in continuazione, seppure in misura e con frequenza molto variabile, che appartiene alla sfera delle emozioni ed è avvertita come sensazione di attesa di qualcosa d'indefinito e spiacevole, una sorta di incombenza minacciosa, una irrequietezza psichica non identificabile né definibile con precisione.


Si tratta, difatti, di un eccitamento fisiologico dell’organismo che si esprime con sensazioni di varia intensità, a cui è possibile dare più di una chiave di lettura interpretativa. Provare ansia significa sentirsi continuamente all'erta, ingigantire il valore dei fatti, vivere le situazioni con una intensità emotiva assillante e discordante con la realtà, essere troppo vulnerabili per rispondere in modo opportuno agli stimoli e alle pressioni ambientali.


Generalmente viene considerata una risposta alla paura in mancanza di uno stimolo appropriato, per meglio dire, si tratta di una reazione emotiva, simile a quella della paura, che si manifesta in assenza di un motivo apparente che vada ad elicitare tale risposta.

Questa reazione di allarme non è esclusivamente una peculiarità dell'uomo e si ritrova infatti anche negli animali: di fronte ad una minaccia o pericolo l'animale mette in atto una serie di modificazioni fisiche che sono funzionali ad affrontare la minaccia o tramite l'eliminazione diretta del pericolo (attacco) o tramite l'allontanamento dalla minaccia (fuga).


Ciò sottolinea l'importanza della reazione di allarme come condizione che facilita la sopravvivenza dell'animale. Anche nell'uomo l'ansia, come reazione di allarme, ha un'importante funzione adattativa. L'ansia, dunque, essendo un meccanismo che fa parte del nostro sistema di attivazione di fronte a situazioni nuove o impreviste di pericolo, può dimostrarsi vantaggiosa ad un certo grado e durata. 

Entro certi limiti l'ansia è utile, anzi, necessaria. L'ansia cessa la sua funzione positiva quando è troppa, quando non è più utile e, quindi, diviene negativa per l'individuo. Gli stati di ansia possono avere intensità variabile, da un lieve senso di irrequietezza e di indefinito malessere generale a uno stato di tensione interno fino a forme acute di panico.

 

Nelle forme più lievi il soggetto si sente a disagio, inquieto, teso, insoddisfatto. Avverte un senso di tensione che non riesce a giustificare. Nelle forme più gravi si possono provare sensazioni di irrealtà e di sbandamento o di vertigine, come se le gambe non reggessero e si perdesse il senso dell'equilibrio.

In quanto accentuazione della sensazione di paura, l’ansia indica il timore di pericolo o la minaccia al proprio benessere. Questo senso di minaccia si esprime con molte sensazioni fisiche - il "linguaggio corporeo" dell'ansia - che possono diventare a loro volta motivo di preoccupazione: 

  1. Sintomi cardiovascolari: tachicardia, palpitazioni, extrasistolia, aritmia, dolore o fastidio al petto, ipertensione o cali di pressione, svenimento;
  2. Sintomi respiratori: dispnea, sensazione di soffocamento, sensazione di nodo alla gola, asma;
  3. Sintomi gastrointestinali: nausea, gastrite, reflusso gastroesofageo, diarrea, sindrome del colon irritabile;
  4. Sintomi neuromuscolari: sensazione di sbandamento (gambe traballanti), tremore, rigidità, parestesie (sensazione di torpore e formicolio), contratture, tensione muscolare, debolezza e affaticabilità;
  5. Sintomi neurologici: vertigini, sensazione di “testa vuota” o leggera, sensazione di sbandamento, tremore e vampate di calore;
  6. Sintomi dermatologici: orticaria, rossore o pallore del volto, iperidrosi (eccessiva sudorazione), psoriasi;
  7. Sintomi urinari: impulso improvviso ad urinare, aumento della frequenza dell’orinazione.


L’elenco proposto non è certamente esaustivo, in quanto la manifestazione corporea dell’ansia è multiforme e varia notevolmente da persona a persona; inoltre, è stato osservato che uno stato di ansia costante espone al rischio di insorgenza o peggioramento di molte patologie psicosomatiche.


Quando lo stato d'ansia è prolungato, questi sintomi possono essere vissuti come una malattia. Una delle cose più importanti da sapere per una persona gravemente ansiosa è che le sensazioni che sta provando non sono pericolose. Il polso che corre o il cuore che batte, le vertigini o la nausea, il desiderio di gridare o piangere o battere sul tavolo: nessuna di queste reazioni fisiche o emotive indica che la persona è pericolosamente malata o sta per diventare pazza. Sono soltanto sensazioni spiacevoli e fastidiose. Ma possono essere tollerate fino a quando non andranno via. E andranno via!


Un importante strumento utilizzato nel trattamento dell’ansia è, inoltre, la focalizzazione nel presente, in quanto la persona che soffre d’ansia è orientata al futuro, un futuro che viene vissuto come anticipazione, progettazione, pianificazione, aspettativa, speranza o anche timore o disperazione e quindi spesso percepito come catastrofico. La focalizzazione nel presente, nel qui ed ora dell’esperienza, permette di interrompere le proiezioni nel futuro. 


Come lo psicologo può aiutare una persona afflitta da uno stato d’ansia permanente? 


Compito dello psicologo è facilitare il recupero del sentire le proprie emozioni e aiutare la persona a entrare in contatto con la propria realtà interiore attraverso un’attenta analisi della storia personale, delle sue condizioni di vita, della qualità delle sue relazioni presenti e passate, dei fattori di stress, dei bisogni insoddisfatti, del livello di frustrazione, della qualità delle risposte comportamentali alle richieste dell’ambiente, del livello di efficacia di tali risposte ai fini del conseguimento del benessere e degli eventuali comportamenti inadeguati da cui ha origine parte del malessere. Lo psicologo può aiutare la persona in preda a stati emotivi tanto invalidanti a vedere cosa può cambiare per dare alla propria vita una migliore qualità, tornando a porre al centro di essa i propri bisogni e proprie necessità più autentiche, nel pieno rispetto della sua persona.


Il sostegno psicologico aiuta a comprendere i motivi profondi che hanno causato il sintomo, insegna a giungere all’accettazione del proprio modo di essere, a divenire semplicemente se stessi, con i propri limiti e le proprie imperfezioni, a liberare l’energia vitale al servizio dei propri bisogni interiori. 


L’uso di ansiolitici può ridurre i livelli di ansia, ma a lungo andare si rivelano una soluzione senza via di uscita, poiché il farmaco è efficace fintanto che la persona continua ad assumerlo, in poche parole, il farmaco cura gli effetti del malessere ma non le cause. Essi possono, nei casi più gravi, rappresentare un buon coadiuvante a breve termine dell’intervento di sostegno psicologico, almeno finché questo non inizierà a produrre i suoi frutti.

Dott.ssa Chiara Raimondi - Psicologa e psicoterapeuta

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